
Ti racconto una cosa che mi fa sorridere sul giudicare gli altri.
Ha l’effetto di un caffè espresso alle 3 del mattino.
Guardavo le belle auto grandi e costose.
Con il logo bene in vista davanti, dietro e perfino sui sedili.
E dentro di me partiva il pensiero: ma che cosa sta cercando di dimostrare?
Era un pensiero che parte spesso da solo, o che copio dagli altri senza capirlo.
Automatico, inconscio.
Io nemmeno me ne accorgevo.
Finché ho capito una cosa.
Ogni volta che giudico qualcuno o qualcosa, metto un muro tra me e ciò che voglio creare.
Il mantra che mi ha fatto fermare
Un giorno, mentre il giudizio raccontava la sua storia, mi è tornato in mente il mio mantra:
ciò che giudico e ciò che nego, è questo che voglio?
E mi sono svegliata di colpo: ma che dici??
Così ho deciso di cancellare quel pensiero con una parola automatica, facile da ricordare.
Cancel, cancel.
Il mio filtro, la mia preferenza
Guardando meglio, ho visto che parlava il mio filtro, la mia preferenza.
Quella macchina, con il logo ovunque e il colore che urla, ha uno stile che non corrisponde al mio gusto.
E va benissimo così.
Il guaio comincia quando trasformo il mio gusto in una frase su tutti.
Tipo: «chi ha una macchina così vuole solo apparire».
Quella è una generalizzazione.
Le generalizzazioni mettono tutto in un unico pacco, tipo Amazon, per rendere comoda la spedizione.
E quando butto via il pacco, nel cestino finisce anche la roba buona.
Una donna in un negozio di lusso
Lo stesso succede con la donna che entra in un negozio di lusso e compra un vestito da diecimila euro.
Se la giudico e mi dico che i vestiti belli e di lusso non sono per me, sto dando un comando universale.
Altro che abracadabra.
E l’universo risponde: ordine ricevuto!
Le diamo delle tute anonime, magari un pigiama, così è comoda e non si lamenta.
Il muro, insomma, lo creo io.
Se invece sono consapevole e curiosa, mi apro a ricevere.
(Su questo c’è anche un video con un esercizio sul mio canale YouTube, preso dal libro The Big Leap di Gay Hendricks.)
E quando arriva un po’ di invidia, la ascolto volentieri.
Mi indica con precisione ciò che voglio e che ancora non mi sento pronta a meritare.
Giudicare gli altri nelle relazioni
Succede anche nelle relazioni.
Vedo incoerenza nel mio partner: dice una cosa e ne fa un’altra, promette e dimentica.
E mi arrabbio, giustamente forse.
Eppure, se guardo da vicino, c’è un’opportunità.
Per prima cosa posso mettermi nei suoi panni e chiedermi che cosa mi sta dicendo che io non vedo.
Poi posso capire dove sono incoerente io nella mia vita, dove c’è distanza tra ciò che dico di volere e ciò che faccio davvero.
Se resto ferma nel giudizio, mi sento al riparo dal guardare qui dentro.
Rimango nella mia zona di comfort, cioè con la stessa vita limitata che non si espande.
Le cose più belle che ho ricevuto
Le cose più belle che ho ricevuto nella vita sono arrivate quando avevo zero giudizi.
Quando per me tutto era ok: se piace all’altro, a me fa niente.
Chissenefrega, insomma.
E ti dico con l’occhiolino che è anche il titolo del mio libro.
Quando non giudico, lascio la porta spalancata a ciò che arriva.
Se vuoi iniziare a guardarci dentro con calma, scarica il workbook gratuito, Chissenefrega.
S.P.I.R.A.L.: il mio modello per attirare ciò che vuoi
Se vuoi attirare una relazione, abbondanza economica, salute o qualsiasi altra cosa, ti consiglio il mio modello S.P.I.R.A.L.
È un acronimo che si ispira al mio libro Chissenefrega, in particolare alla lettera L finale.
Ecco le sei lettere, una per una.
S come so ciò che voglio.
Lo scrivo in modo molto preciso, in una frase breve, in positivo e specifica.
Per esempio: ricevo una casa di 150 metri con giardino in questa zona, per questa cifra, e mi piace molto.
P come programmo la mia mente.
Ogni gancio interiore, paura e convinzione limitante va guardato rispetto a ricevere quella casa: «lo merito», «posso», «è facile per me».
È qui che faccio il lavoro con le mie clienti.
I come intuizione.
Mi ispira davvero?
La voglio perché fa vibrare il mio cuore o cerco di tappare una mancanza?
R come ricevo.
Ricevere significa fare la mia parte e incontrarmi a metà strada, il famoso meet me half way.
A come agisco.
Mi muovo verso questa cosa senza stress, con la certezza che va bene averla e che, se non arriva, resto completa.
Se mi accorgo di non esserci, torno ai passi precedenti.
L come lascio andare.
Controllo e aspettative (ne parlo anche in come lasciare andare).
Il sistema lo spiego in alcuni video sul mio canale YouTube e nella pagina Programmi del sito.
È soprattutto un modello personalizzato, che applico nei gruppi di lavoro online e nei percorsi one to one.
Da dove vuoi iniziare?
Fai un check di consapevolezza ogni volta che parte la lingua biforcuta del giudizio, anche in silenzio.
Che cosa stai giudicando?
Da dove parte quel giudizio?
Da una paura di non meritarlo?
Dalla paura che svanisca se lo ricevi?
O da qualcos’altro?
Dove hai creduto alla grande bugia, quella che ti dice che sei troppo poco, troppo in ritardo, troppo complicata, troppo qualunque cosa, lasciando fuori l’infinita forza creatrice che sei davvero?
E sei disposta a passare l’ajax sulle vecchie storie obsolete, sulle costruzioni di cartone fatte di scuse che impediscono all’energia della salute, della gioia, dell’amore e dell’abbondanza di entrare nel tuo campo?
La regina e la corona
La regina non giudica chi ha la corona: la indossa.
È l’Autarchía, cioè la capacità di bastare a te stessa, ed è il cuore del processo Via del Meraki.
Hai sempre la scelta di portare la tua corona in testa da regina consapevole, tenere una piuma tipo femme fatale (come vedi nelle mie foto) e ridere di te stessa ogni volta che giudichi.
E se stai leggendo questo e senti qualcosa muoversi dentro, clicca qui sotto 👇
Se hai deciso — anche solo per curiosità — che il piacere vale più delle scuse, il primo passo è semplice: due chiacchiere con me.
30-45 minuti gratuiti, per capire insieme come posso aiutarti.
