Sei l’onda o l’oceano? Un esercizio di consapevolezza in 30 secondi

Sei l'onda o l'oceano: onda che si solleva sul mare calmo

 

Ti hanno mai detto “respira” mentre dentro ti stava crollando il mondo addosso? Bel consiglio. Peccato che nessuno ti abbia mai spiegato cosa stai respirando.

Una fitta di ansia. Poi una rabbia che sale dal nulla mentre sei in coda al supermercato. O una tristezza che ti prende alla sprovvista mentre lavi i piatti, di tutti i momenti possibili. Senti quell’emozione e, per quei secondi, sei solo quello. Ti identifichi con l’onda: sale, ha una forma, ti travolge, e tu diventi lei.

Ma l’onda non è mai stata separata dall’oceano. È oceano che si alza per un momento, prende forma, e torna a essere oceano. L’oceano non scompare mai. Anche tu hai una parte che resta identica prima, durante e dopo ogni onda, e quella non se n’è mai andata.

Perché ci identifichiamo sempre con l’onda

Nessuno ti ha insegnato a essere l’oceano. A dire il vero, nessuno ti ha mai insegnato chi sei davvero. È la domanda che l’umanità si fa da millenni, quella che resta quando hai tolto tutto il resto: chi sono?

Ti hanno insegnato a gestire le onde (respira, distraiti, pensa positivo) come se il problema fosse l’onda in sé. Non lo è. Il problema è che, nel momento in cui arriva, dimentichi di essere anche altro.

E più l’onda è grande, più la dimenticanza è totale. Quando sei arrabbiata sei la rabbia, mica una persona che per caso in quel momento prova rabbia.

Non si tratta di negare l’onda: è successa, è reale, ha tutto il diritto di esistere. Si tratta di ricordare, nello stesso istante, che sei anche quello che resta quando l’onda finisce.

E se un’onda continua a tornare, sempre la stessa, forse è il momento di capire come lasciare andare ciò che stai ancora tenendo stretto.

Il Protocollo Sky, in 30 secondi

Il Protocollo Sky l’ho creato io, per me, dopo un evento che mi ha travolta. Una persona è sparita nel nulla da un progetto già avviato, già pronto a partire, come se niente fosse.

La mente ripeteva: “le sue azioni non ti definiscono”. Aveva ragione la logica, ma avere ragione non mi dava pace lo stesso. Quella parola mi attaccava a ogni momento.

L’ho testato su me stessa, in quella situazione esatta, prima di darlo ai miei clienti. Con loro funziona, quando sono io a guidarli dentro.

Se vuoi iniziare subito con qualcosa di scritto, scarica il workbook gratuito, Chissenefrega.

Ecco la versione da 30 secondi, quella che puoi fare ovunque tu sia, anche in una call, anche in coda alla cassa:

 

  • Nomina l’onda. Non “sono ansiosa”. Di’: “c’è ansia qui, ora.” Una parola cambia tutto: non sei l’ansia, la stai osservando.
  • Trova lo spazio intorno. Per un istante, nota cosa c’è oltre l’emozione: il suono della stanza, la luce, l’aria che respiri. L’oceano è sempre lì, anche quando l’onda copre tutto.
  • Fai la domanda. “A chi sta succedendo questo?” Non rispondere subito con la testa. Rimani nella domanda il più a lungo possibile, e continua a chiedertelo. Ancora. E ancora. Quello che nota l’onda non può essere l’onda

 

Se hai deciso — anche solo per curiosità — che il piacere vale più delle scuse, hai due strade, entrambe leggere.

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30-45 minuti, senza impegno, su quello che ti sta più a cuore adesso. Non è una vendita.